CAPITOLO 3 – I PRIMI SEGNALI DI CAMBIAMENTO, 90.000 KM PERCORSI e……Esteban!

“L’alimentazione consiste nell’assunzione da parte di un organismo, degli alimenti indispensabili al suo metabolismo e alle sue funzioni vitali quotidiane e prende in considerazione tutte le trasformazioni fisiche, chimiche e fisico-chimiche che i nutrienti assunti subiscono”.

Già.

Questa è la definizione di alimentazione, questa è la parola che dal 2012 è diventata fondamentale nella mia vita.

Prima ancora di esser diventato celiaco avevo già capito che quello che mangiavo era, effettivamente, lo specchio di quello che ero. Ed avevo iniziato da tempo a curare i dettagli che fino a quel momento avevo tralasciato. Ma aver iniziato non significa che la mia alimentazione fosse perfetta, anzi. Erano molte le volte che, un po’ per lavoro, un po’ per piacere, mi lasciavo andare a cene e pranzi da Re. Ma quell’anno sentivo di stare male, e il mio corpo aveva cominciato a darmi i primi segnali di cambiamento.

Proprio in quel periodo aveva incominciato a non riuscire più a mangiare tutto ciò che volevo, compresa la pizza.

Ogni volta che la mangiavo non mi sentivo bene, ogni volta che davo il meglio di me a tavola iniziavo a soffrire di pesantezza di stomaco, ad avere la gastrite,a essere nervoso, più una lista di altri problemi assortiti di vario genere. Riuscivo ad andare poco a nuoto e non mi sentivo più in forma.

Già, il nuoto è una delle mie più grandi passioni. Nuotare mi rende libero di poter pensare da solo. Quando vado al Mare, ogni bracciata mi fa concentrare sui miei obiettivi, mi rilassa, mi aiuta a capire meglio me stesso. Perchè quando si nuota tutti i rumori risultano ovattati, e questo permette alla mente di guardare tutto da un’altra prospettiva con un’altra velocità e con la calma che ti permette di mettere tutto a fuoco nella maniera più opportuna. Se però la mia salute iniziava a darmi segnali di allarme, il resto della mia vita andava alla grande: la mia azienda, Redspin srl, stava vivendo il suo periodo più produttivo, tutto sembrava andare nel verso giusto dopo anni di sacrificio e sforzi notevoli.

LEI è stata la mia prima azienda, la scommessa che ho voluto vincere.

La regalistica e incentivazione.

Bisogna risolvere i problemi di comunicazione attraverso l’oggetto promozionale. Leggere i bisogni del cliente, sia quelli manifestati, sia quelli latenti, e trasformare il tutto in un oggetto promozionale o in una campagna che possa permettere al cliente di raggiungere un obiettivo attraverso un regalo. Bisogna studiare il cliente, muoversi nei suoi panni. Noi facevamo tutto questo.

Avevamo o credevamo di avere. Perchè di lì a poco, con l’arrivo della seconda azienda, J.Gasco, le cose erano cambiate decisamente.

Se Redspin si occupava di regalare ai clienti dei piccoli gioielli, J.Gasco doveva creare pozioni per creare i migliori drink di sempre. Ma rendere autonome due aziende che, apparentemente, sembravano così diverse, non era cosa facile. E il riuscirci mi aveva portato via tempo e debilitato ancora di più.

Lavoravo dalle 7 di mattina a Mezzanotte tutti i giorni, stavo in piedi per la tensione e il mio fisico era più gonfio e appesantito.

Come potete aver capito ero concentrato sul lavoro, avevo da avviare e mettere in carreggiata quelle 2 realtà e non avevo nessuna intenzione né di mollare né di cambiare rotta.

L’arrendersi non era contemplato.

Quell’anno feci 90.000 km, girando per tutta l’Italia con il mio DRINK TEAM: professionisti nei settori delle bevande che davano ai miei prodotti il valore aggiunto che cercavo.

Ma tutto ciò si stava inesorabilmente ripercuotendosi sul mio fisico e sulla mia vita.

Avevo passato il 2014 a sollevare le mie aziende, ad attuare strategie, a cercare di capire cosa avesse il mio corpo che stava incominciando a non andare più.

Ma la forza e la determinazione fondamentali per fare ciò le trovai in un momento particolare della mia vita.

Esattamente nell’Estate 2013.

Volevo prendermi il mio tempo per capire cosa cambiare per cambiare.

Così, nel bel mezzo di quell’estate, mi sono trovato a fare un viaggio.

Da solo.

Fino a quel momento il mio pensiero fisso era quello di conquistare il mercato con le mie aziende, ma quel 31 Luglio ho cominciato a pensare ad altro.

Ho iniziato a soffermarmi su quanto la mia mente e il mio fisico erano cambiati in quegli anni, ho iniziato a ragionare sul mio corpo e ad ascoltare cosa mi stava segnalando.

Andai in Spagna a fare KITE SURF….

E’ una variante al surf, dove viene utilizzata una sorta di “ala” per fare trazione e sfruttare il vento. E per non farmi mancare nulla presi la decisione di alloggiare in una Surf House, un posto dove i “poeti del mare” si ritrovano a chiacchierare sul senso della vita, sull’animo umano e sull’amore, dormendo abbracciati alla loro Tavola.

Già, il ragazzo Belga con me nella camerata dormiva insieme a Lei, pronto a scappare di notte nel mare per cavalcare le sue amate onde.

Ma quell’estate non la dimenticherò per questo.

Ma per chi mi diede un consiglio che non scorderò mai: Esteban.

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