CAPITOLO V – KEEP CALM AND….SUP!

Decidemmo di fare SUP. Che non è un tipo di cucina, né c’entra con le auto. E’ l’acronimo di  Stand-up paddl ) Bisogna imparare a cavalcare l’onda e a conoscere le correnti, ovviamente, però si può cominciare anche senza onde a remare sulla tavola in ginocchio o in piedi. E’ quello che, sicuramente, almeno una volta avete visto fare e avete commentato ridendo!

In Polinesia il Sup è quasi uno sport nazionale. E ha anche una tradizione storica: 5 mila anni fa lo praticavano le popolazioni native. Alle Hawaii non c’è praticamente bambino o anziano che non abbia la sua tavola.
Ed erano due le cose che ci avevano convinto.
La prima è che lo sforzo fisico sarebbe stato tale da farci venire degli addominali incredibili.
La seconda, più importante, è che vi erano numerosi percorsi da fare che portavano a vedere relitti e calette meravigliose  dove tuffarsi, nuotare, rilassarsi e riflettere. Le escursioni erano incredibili: mare blu profondo incontaminato, il sole caldo che ci scaldava il volto, relitti e cale da scoprire solo per chi davvero voleva respirare la Natura senza avere la pretesa di cambiarla o la stupidità per rovinarla.
Conoscere e scoprire posti nascosti al largo della costa è stata per me un’esperienza unica.
Perchè fra tutte le cose a cui non si pensavo mai era il contatto con la Natura.
I miei fine settimana da bambino erano stati sempre caratterizzati da orti, vigneti, galline.
Vedere la vera forma delle mele, la vera consistenza delle uova, il vero gusto del pane e dei pomodori, mi rendo solo conto ora ciò quanto non abbia prezzo. Sorrido sempre nel vedere uova di dimensioni abnormi ma, soprattutto, identiche in una stessa scatola: perchè sì, la mia Pina, la mia gallina preferita dalla nonna, sfornava ogni mattina uova di dimensioni diverse. Era impossibile trovarne una uguale all’altra. Ma era semplice riconoscerne il gusto fantastico quando mi facevano a merenda il panino con la frittata…ed ancora più ineguagliabile era il colore vivo del suo tuorlo, di un rosso che a fatica mi è capitato di rivedere.
Fra la frenesia della vita che avevo intrapreso, e gli impegni a cui mi dedicavo, non vi era modo per farmi ritornare alle  mie origini e farmi riassaporare sapori dimenticati.  L’odore della rugiada al mattino, il peso ovattato dell’afa e della calura pomeridiana, le camminate nei frutteti solo con l’illuminazione della Luna e la compagnia delle lucciole, quelle vere!!
Quindi sì, quelle escursioni mi rigeneravano ogni volta che il paesaggio mi dedicava quadri  intensi e freschi.
Mi sentivo meglio, “più nuovo”.
Ed un giorno, dopo una delle stupende “passeggiate” in mare, decisi anche di iniziare a modificare quanto di più sbagliato stavo facendo…
Saranno state le 14.30. Quanti di voi hanno perso la cognizione al mare del tempo e dello spazio e si sono accorti di dover mangiare da quanto il sole scaldava e soprattutto….da quanto lo stomaco brontolava??
Io ed Esteban quel giorno eravamo esaltati come due bambini per i progressi che avevamo fatto son il SUP. A breve avremmo potuto usare le tavole da Surf che erano più strette e a punta. Sono tavole che permettono di cavalcare le onde ma sono più instabili e serve un po di pratica per poterle utilizzare. La tavola “completa” è quella lunga, larga ed estremamente stabile.
Mah…avevamo anche fame. Molta.
“Non so tu Roberto ma io andrei a mangiare ora…sto morendo di fame!! Mi sbrano una fetta di carne, patatine, un bel bicchierone di vino…e poi credo un bel pisolino!!”
“Ti potrei dire che renderesti fiero ogni italiano…ma ti dovrei spiegare il motivo!! Io non so sai….sto bene in questi giorni e non vorrei innescare nuovi malesseri nel mio corpo…. ”
“Ma va Roberto!!Dai siediamoci, ripigliamoci a dovere dopo tutto questo sport ne abbiamo sicuramente bisogno”
“Dai ok, mi hai convinto!!”
La taverna sulla spiaggia godeva di una vista spaziale…il vento era caldo, il cielo azzurro e il mare luccicava. Sì, mi sentivo rigenerato. Arrivò il cameriere a chiederci cosa volevamo da mangiare…lo guardai un secondo con il menù in mano. Non potete capire quanto fu strano per me ordinare finalmente qualcosa di sano. Sì, iniziare a prendermi cura del mio corpo.
Una mega mega….insalatona! E acqua!
Iniziai a mangiare in modo molto più attento, a provare a curare tutti i malesseri che sentivo, e a vivere più in sintonia con il mondo che mi circondava….
CAMBIO TUTTO E ME NE SBATTO
E così cominciai il mio percorso di redenzione…

CAPITOLO IV – DA ARENA A SENATO

Quindi non stavo bene, lavoravo non stop da mesi, ero diviso tra la concentrazione verso il raggiungimento dei miei obiettivi e la preoccupazione nel non capire in maniera definita cosa potesse dare fastidio al corpo in quello che mangiavo.

E quella vacanza, nata in un momento chiave della mia vita, stava prendendo una piega non prevista perchè…non c’era vento da giorni. E data la mia filosofia del “è inutile lottare contro i mulini a vento”, stavo cercando in quei momenti di capire come poter approfittare al meglio del mio soggiorno in quel posto magnifico.

Esteban, come me, cercava soluzioni alternative al Kite e una sera ci ritrovamo a parlare, fra un bicchiere e l’altro, della nostra vita.

Lui, 45 anni circa, era un broker per portali come Privalia e simili…ed era abituato a lavorare sotto stress: più aumentano i tuoi guadagni, più gli errori che puoi fare aumentano di entità.

E se prima uno sbaglio poteva valere 10 euro, ora poteva valere a lui 10.000 euro.

O forse più. E di conseguenza, anche la sua filosofia di vita e il suo modo di vedere le difficoltà lavorative era mutata col tempo.

E’ sempre tutto proporzionato nella vita. I dolori grandi per te possono sembrare piccoli per me, i malesseri miei fisici che sto raccontando a te possono essere sciocchezze per te. L’unica differenza sta nella capacità di ascolto e nella voglia di aiutare gli altri, a prescindere da come il nostro punto soggettivo di vista ci fa vedere lo stesso problema.

E quella sera Esteban mi ha ascoltato come nessuno fino ad allora aveva fatto. Non con la voglia di giudicare e di insegnarmi come vivere la mi esistenza, ma provando a vedere se il suo pensiero poteva adattarsi alle mi esigenze ed aiutarmi a trovare una visione diversa e utile del percorso travagliato che avevo percorso. Sia mentalemente che fisicamente.

– “Ma tu Roberto, cosa fai nella vita? – Scoppiai in una fragorosa risata..

-” Non basterebbe una notte per spiegarti! In sostanza, ho un’azienda che si occupa di bevande, e una di promozionale “–

-” Ah, ok…e come mai solo?-

Scoppiai in un’altra fragorosa risata…

– “Questa se vuoi te la spiego..la mia donna mi ha lasciato qualche settimana fa..-

– Perchè l’ha fatto? Il lavoro? “–

– “Esatto! Anzi, precisamente, il mio essere totalmente preso e assente per il lavoro. Non so se hai idea di cosa voglia dire iniziare a

lavorare alle 7 di mattina e finire alle 10 di sera. “-

Mi sorrise, buttò giù il suo bicchiere di vino, aprì un’altra bottiglia.

– “Sai, io credo che per combattere le nostre battaglie, quella che si chiama Vita, quella che si chiama Amore, quella che si chiama

Lavoro, ci siano volte in cui dobbiamo andare nell’Arena, vestirci da Gladiatori, aspettare di entrarvi dentro guardando negli occhi il mostro da uccidervi, e, una volta che la grata si alza, correre verso il nemico infilzandolo. Ma molto spesso invece, si deve andare in Senato. Sì, si deve andare in Senato a combatterla strategicamente: capire i motivi degli scettici, cosa cambiare, studiare un piano di azione, avere la soluzione ai problemi e un piano alternativo. Entendido? “–

Cavolo se avevo capito…stavo sbagliando tutto. Stavo dando troppo peso a combattere sul campo invece che osservare tutto e strategicamente trovare la soluzione. Stavo andando come un treno senza fermarmi, lasciandomi indietro sia l mia vita privata, che

la mia salute. Non stavo bene e non stavo facendo nulla per cambiare le cose. Mi stavo comportando esattamente con quell’atteggiamento che ho sempre detestato….ed in quell’attimo, grazie alle sue parole, mi fu chiaro cosa dovevo fare. Fermarmi, respirare, ricominciare a vedere i colori intorno a me, ascoltare il mio corpo, capire come fare funzionare le aziende al meglio.

Ritornai in quell’attimo e guardai Esteban sorridendo. Mi stava osservando pensare con la classica faccia sorniona di chi sà di aver colpito e sa che la persona davanti a sè sta cambiando prospettiva grazie alle sue parole.

Sorrisi anche io e gli risposi..

-”Sì . .. ho entendido…grazie, davvero…credo di aver capito un po’ di cose questa sera..anzi, questa mattina!E’ già l’alba-
E mentre ci voltammo a guardare il mare, un’ombra ci sfrecciò accanto.

– “Marc dove stai andando a quest’ora con la tavola in braccio???? “–

– ” A fare l’amore con le onde!! “–

– “Certo…ovvio…che pirla ad averti fatto questa domanda…divertiti! –

– Ovvio che lo farò! A dopo, ti sveglio io appena torno!-

Gli specificai che la sua gentilezza non era gradita, e ci tenni a dirgli che apprezzavo ma avrei preferito dormire,visto che anche quel giorno sapevo che non ci sarebbe stato vento…

Rimanemmo ancora ore a parlare, io a cercare di capire sempre meglio come smettere di svegliarmi la mattina con elmo, spada e armatura, lui, da buon cantastorie, a illustrarmi il suo pensiero raccontandomi aneddoti su aneddoti.

E in quella serata capimmo anche quale attività sportiva potesse sostituire il kite surf.

E la trovammo.

Decidemmo di fare SUP.

 

MASTICAZIONE? VAI PIANO!

“Robertino vieni?

Robertino dove sei andato?

Robertino dove sei finito?

Robertino ricordati di andare a prendere le uova che ha fatto la gallina….

Dai Robertino che poi ti devi lavare le mani e venire a pranzo…..

Dai Robertino tuo fratello è già qui che aspetta ….”

Mia nonna mi chiamava sempre Robertino, quanto ho odiato quel nomignolo…

Non so per quale motivo forse perché era troppo lungo, forse perchè mi ricordava il fatto di essere il fratello maggiore ma più basso di molto…non lo so…comunque l’ho sempre odiato!

Quella era l’estate del 1987 e, come succedeva tutti gli anni con la chiusura della scuola, passavo del tempo in campagna a Caluso di Mazzè con i miei nonni paterni. Le giornate trascorrevano lentamente con un ritmo che si adeguava alla campagna e non ai ritmi che solitamente bisognava tenere in città.

Quindi ogni estate avveniva una trasformazione della mia vita passavo da cittadino ad ALLEGRO CONTADINO!

Di quel periodo mi ricordo molto bene i profumi, la freschezza dell’aria, l’assordante silenzio della notte, il ribollire di versi di animali durante le giornate che sembravano tutte uguali ma in realtà insegnavano ogni giorno qualcosa di diverso e facevano apprezzare le piccole cose.

Ma… torniamo noi.

Ah ecco!

Mi cercava mia nonna e io, come molto spesso accadeva, ero intento a giocare con Briciola, il cane che avevamo trovato l’anno prima assieme ai miei genitori durante l’inverno e avevamo deciso di portare ai miei nonni per dargli la possibilità di vivere in un contesto più adeguato.

In quel momento la nonna mi stava cercando per farmi andare a prendere le uova:

“Cavolo, devo fare attenzione a non romperle! La scorsa settimana per la fretta e l’emozione, manco le avessi fatte io, ne ho schiacciata una, e mi sono sentito in colpa da morire!”

Porgendogliele, tutto fiero, le ho detto -“Ecco nonna, hai visto che belle?”-

Erano una più rosata e una più grigia; mentre ora siamo abituati a uova che sembrano fatte con lo stampino.

Qui potremmo aprire lunghi capitoli sulla differenza tra le uova che mangiavo da bambino e quelle che ho mangiato negli ultimi anni o tra quello che era il piccolo allevamento di 4-5 galline di mio nonno e gli allevamenti moderni.

Ma questa è sicuramente un’altra storia…

Ritorniamo seriamente a noi!

-“Nonna mi lavo le mani e arrivo subito…cosa avete fatto buono per pranzo?”-

-”Robertino, come piace a te, abbiamo fatto tagliatelle all’uovo burro e salvia. Sono state fatte dal nonno proprio questa mattina! Poi abbiamo un’insalatona mista con la verdura dell’orto e la frutta dello zio Germano!”-

Mio nonno adora fare la pasta all’uovo ed è veramente uno spettacolo vederlo lavorare con la sua fedele Imperia!

Le sue tagliatelle erano eccezionali, e mio fratello ed io riuscivamo sempre a far disperare mia nonna perché le mangiavamo aspirandole e non masticandole… Quale valore perduto nella saggezza popolare contadina di un tempo, cose semplici e rimedi pratici per ogni situazione.

Chiaramente sono passati trent’anni e il mondo ha un volto decisamente differente rispetto ad allora ma, da quando ho scoperto di essere celiaco, ho incominciato a riflettere anche sulla digestione e le raccomandazioni di mia nonna mi sono tornate in mente.

Con tutti i problemi digestivi che ho, sicuramente una soluzione è rieducarmi a mangiare in modo adeguato, a partire dalla masticazione. Tanto male non può farmi e, visto che ci siamo, sono andato a cercare su internet cosa si dicesse al riguardo scoprendo una grande quantità di studi e narrazioni al riguardo; dagli studi scientifici di Horace Fletcher “the masticator” a quelli del dott. Kellog (proprio quello dell’omonima marca di fiocchi di cereali) a chi è sopravvissuto molto probabilmente imparando a masticare molto, molto a lungo, come il padre di Lino, Antonio Stanchich, che ha scritto il libro the Power Eating Program, in cui racconta le sue rocambolesche avventure.

Quindi, in sintesi: più si mastica più si riesce a permettere all’organismo di gestire la digestione in modo efficiente prevenendo moltissimi problemi legati a intolleranze reflusso.

Da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “American Journal of clinical nutrition” sembra emergere che masticare almeno 40 volte riduca le calorie ingerite del 12%.

Lo studio è stato svolto dall’università Harbin in Cina “è possibile che la masticazione abbia un ruolo nella regolazione degli ormoni intestinali , che conseguentemente influenzi la quantità di cibo ingerita durante i pasti” sostanzialmente chi mastica per almeno 40 volte il cibo invece delle 15 volte riduce le calorie ingerite perché l’ormone dell’appetito, la grelina è minore a fine pasto rispetto a quello che stimola la sazietà la colecistochinina. Il bilanciamento di questi ormoni avviene perché lo stimolo di sazietà viene inviato dopo 20 minuti da quando si è iniziato il pasto. Se una persona ingerisce meno cibi dal momento in cui incomincia a mangiare quando riceve il messaggio di sazietà ovviamente, mangerà meno.

Oltre a questo quando arrivano nello stomaco pezzi di cibo non masticati a sufficienza iniziano ad aumentare i batteri nocivi e di conseguenza gas, gonfiore nello stomaco, stitichezza, dolori e crampi addominali.

La scarsa lavorazione dei cibi da parte della bocca porta anche ad acidità gastrica (che viene ridotta dalla basicità della saliva), reflusso gastro-esofageo, distensione gastrica, reflusso biliare, tempi digestivi prolungati, gastralgie, meteorismo e sonnolenza.

I vantaggi della corretta masticazione sono molteplici:

  • nutri meglio il tuo organismo che assorbe i nutrienti consumando meno energia e in maniera più efficiente;
  • mantieni il giusto peso perché stimoli prima un senso di sazietà;
  • mantieni i denti e la bocca in salute perché attraverso una masticazione prolungata
  • elimini i batteri e rinforzi i denti;
  • eviti eccesso di batteri nello stomaco che si formano con la fermentazione dei cibi durante il transito e per la prolungata lavorazione;
  • ti godi meglio il cibo perché i cibi naturali sprigionano tutti i loro sapori attraverso una lenta lavorazione.

Se mangiamo troppo velocemente, inoltre non esercitiamo il gusto che viene sviluppato da cibi adeguatamente masticati. Così le grandi aziende propongono prodotti con gusti molto forti, sia per i dolci sia per i salati, appiattendo il sapore e favorendo la necessità di ingerire grandi quantità di cibo velocemente per prolungare la sensazione di piacere generata dai sapori forti… Mah…

A tutto ciò aggiungiamo che il pranzo è diventato un lusso, io stesso vivevo negli autogrill e il pranzo durava 10 minuti in cui ingurgitavo 2 panini a velocità warp 9,6.

E così ho escogitato alcuni trucchi per rallentare la masticazione: durante il pranzo dopo ogni boccone cerco di posare la forchetta così sono obbligato a far passare più tempo,come si faceva in macchina negli anni 60 ho fatto un bigliettino di carta su cui ho scritto “VAI PIANO!!!“ Ogni tanto mi capita di leggerlo e se non mi convince a rallentare almeno a volte mi strappa un sorriso e questo per il momento mi basta.

A casa è più complicato perché con un bimbo piccolo facciamo i turni per dargli da magiare e abbiamo il tempo contingentato, ma anche in questo caso ho cercato di rallentare:aspetto che vadano tutti a letto e ceno con tutta calma, anche se questo significa cenare alle 21,30-22,00 mentre imbocco il bimbo, un cucchiaino a lui e un boccone a me, anche se dipende da quanta fame ha il piccolo Tigrotto.

Quindi, anche se “da vecchio”, ho incominciato a seguire i consigli della nonna!

Se l’avessi fatto prima ma …

… nessuno è perfetto

CAPITOLO 3 – I PRIMI SEGNALI DI CAMBIAMENTO, 90.000 KM PERCORSI e……Esteban!

“L’alimentazione consiste nell’assunzione da parte di un organismo, degli alimenti indispensabili al suo metabolismo e alle sue funzioni vitali quotidiane e prende in considerazione tutte le trasformazioni fisiche, chimiche e fisico-chimiche che i nutrienti assunti subiscono”.

Già.

Questa è la definizione di alimentazione, questa è la parola che dal 2012 è diventata fondamentale nella mia vita.

Prima ancora di esser diventato celiaco avevo già capito che quello che mangiavo era, effettivamente, lo specchio di quello che ero. Ed avevo iniziato da tempo a curare i dettagli che fino a quel momento avevo tralasciato. Ma aver iniziato non significa che la mia alimentazione fosse perfetta, anzi. Erano molte le volte che, un po’ per lavoro, un po’ per piacere, mi lasciavo andare a cene e pranzi da Re. Ma quell’anno sentivo di stare male, e il mio corpo aveva cominciato a darmi i primi segnali di cambiamento.

Proprio in quel periodo aveva incominciato a non riuscire più a mangiare tutto ciò che volevo, compresa la pizza.

Ogni volta che la mangiavo non mi sentivo bene, ogni volta che davo il meglio di me a tavola iniziavo a soffrire di pesantezza di stomaco, ad avere la gastrite,a essere nervoso, più una lista di altri problemi assortiti di vario genere. Riuscivo ad andare poco a nuoto e non mi sentivo più in forma.

Già, il nuoto è una delle mie più grandi passioni. Nuotare mi rende libero di poter pensare da solo. Quando vado al Mare, ogni bracciata mi fa concentrare sui miei obiettivi, mi rilassa, mi aiuta a capire meglio me stesso. Perchè quando si nuota tutti i rumori risultano ovattati, e questo permette alla mente di guardare tutto da un’altra prospettiva con un’altra velocità e con la calma che ti permette di mettere tutto a fuoco nella maniera più opportuna. Se però la mia salute iniziava a darmi segnali di allarme, il resto della mia vita andava alla grande: la mia azienda, Redspin srl, stava vivendo il suo periodo più produttivo, tutto sembrava andare nel verso giusto dopo anni di sacrificio e sforzi notevoli.

LEI è stata la mia prima azienda, la scommessa che ho voluto vincere.

La regalistica e incentivazione.

Bisogna risolvere i problemi di comunicazione attraverso l’oggetto promozionale. Leggere i bisogni del cliente, sia quelli manifestati, sia quelli latenti, e trasformare il tutto in un oggetto promozionale o in una campagna che possa permettere al cliente di raggiungere un obiettivo attraverso un regalo. Bisogna studiare il cliente, muoversi nei suoi panni. Noi facevamo tutto questo.

Avevamo o credevamo di avere. Perchè di lì a poco, con l’arrivo della seconda azienda, J.Gasco, le cose erano cambiate decisamente.

Se Redspin si occupava di regalare ai clienti dei piccoli gioielli, J.Gasco doveva creare pozioni per creare i migliori drink di sempre. Ma rendere autonome due aziende che, apparentemente, sembravano così diverse, non era cosa facile. E il riuscirci mi aveva portato via tempo e debilitato ancora di più.

Lavoravo dalle 7 di mattina a Mezzanotte tutti i giorni, stavo in piedi per la tensione e il mio fisico era più gonfio e appesantito.

Come potete aver capito ero concentrato sul lavoro, avevo da avviare e mettere in carreggiata quelle 2 realtà e non avevo nessuna intenzione né di mollare né di cambiare rotta.

L’arrendersi non era contemplato.

Quell’anno feci 90.000 km, girando per tutta l’Italia con il mio DRINK TEAM: professionisti nei settori delle bevande che davano ai miei prodotti il valore aggiunto che cercavo.

Ma tutto ciò si stava inesorabilmente ripercuotendosi sul mio fisico e sulla mia vita.

Avevo passato il 2014 a sollevare le mie aziende, ad attuare strategie, a cercare di capire cosa avesse il mio corpo che stava incominciando a non andare più.

Ma la forza e la determinazione fondamentali per fare ciò le trovai in un momento particolare della mia vita.

Esattamente nell’Estate 2013.

Volevo prendermi il mio tempo per capire cosa cambiare per cambiare.

Così, nel bel mezzo di quell’estate, mi sono trovato a fare un viaggio.

Da solo.

Fino a quel momento il mio pensiero fisso era quello di conquistare il mercato con le mie aziende, ma quel 31 Luglio ho cominciato a pensare ad altro.

Ho iniziato a soffermarmi su quanto la mia mente e il mio fisico erano cambiati in quegli anni, ho iniziato a ragionare sul mio corpo e ad ascoltare cosa mi stava segnalando.

Andai in Spagna a fare KITE SURF….

E’ una variante al surf, dove viene utilizzata una sorta di “ala” per fare trazione e sfruttare il vento. E per non farmi mancare nulla presi la decisione di alloggiare in una Surf House, un posto dove i “poeti del mare” si ritrovano a chiacchierare sul senso della vita, sull’animo umano e sull’amore, dormendo abbracciati alla loro Tavola.

Già, il ragazzo Belga con me nella camerata dormiva insieme a Lei, pronto a scappare di notte nel mare per cavalcare le sue amate onde.

Ma quell’estate non la dimenticherò per questo.

Ma per chi mi diede un consiglio che non scorderò mai: Esteban.

CAPITOLO 2 – LA PRIMA SPESA, LA PRIMA CENA..IL MIO “PRIMO GIORNO” DA CELIACO

Sì, ero celiaco.

Ho ringraziato il dottore per avermi detto finalmente cosa avessi, mi sono chiuso la porta alle spalle, e, passo dopo passo verso la macchina, ho cercato di capire come la mia vita dovesse cambiare. Salito in macchina, seduto al volante, sono rimasto un attimo in silenzio a riflettere.

– “ E ora? Da dove inizio? Io sono abituato essere autonomo, a non pesare su nessuno, a mangiare ciò che voglio, a fare della vita ci ò che voglio. Ora, devo cambiare tutto. Da dove comincio? Ok…chiamo lei, inizio da lei.. ”

Il telefono ha suonato per qualche attimo,la sua voce mi diede subito quel senso di leggerezza che in quel momento era una manna dal cielo.

– “ Elisa…sono celiaco ”

Elisa. La mia donna.

Lei è stata la persona che per prima avvisai della diagnosi. Lei mi ha fatto vivere l’inizio del cambiamento in modo tranquillo, quasi come se lei, dentro, celiaca lo fosse sempre stata. Con delicatezza ha eliminato tutto ciò che in casa potesse contaminare i cibi.

Avete capito bene.

Contaminare!

Perchè uno dei più grandi problemi per i celiaci è la contaminazione. Se il tutto si limitasse a comprare alimenti senza glutine non ci sarebbero problemi. Perchè celiaco non vuol dire stupido. Quindi un celiaco riesce (quasi sempre) a scegliere e a controllare i prodotti che compra, eliminando quelli che contengono glutine.

La questione riguarda gli altri.

Briciole.

Mestoli con i quali si è cucinato prodotti “glutinosi”.

Posate.

Elisa ha reso in pochissimo tempo la nostra Casa il posto ideale per permettermi di essere sereno e un po’ meno attento, certo che lei, con la sua cura per me, ogni giorno controlla che tutto sia in ordine (non per niente ho scelto lei o forse lei ha scelto me).

Finita la chiamata con lei, avvisai i miei genitori. Ecco.

Loro meriterebbero un capitolo a parte. Vi dico solo che mia mamma mi assicurò, alla fine della telefonata, di aver capito tutto e che si sarebbe a breve informata sulla celiachia per permettermi di andare tranquillamente a casa loro per le feste. Perchè sì, per un attimo me ne ero scordato, ma era Natale.

Il 25 dicembre sarebbe arrivato tra poco più di 48 ore.

E la vita aveva deciso di regalarmi prove un po’ particolari da superare. D’ora in avanti sarei stato per sempre diverso. Non per mia scelta, ma per fattori che dipendevano anche dal mio DNA.

Almeno in parte.

Perchè fino a quel momento io la mia vita l’avevo vissuta…al “limite”.

E mia mamma sapeva lo sforzo che facevo tutti i giorni per portare avanti le mie aziende e lo capiva perchè

 anche lei è un commerciale. A più di 50 anni continua a seguire un’attività di promozione nelle farmacie.

E devo dire che se la cava ancora parecchio bene.

Chissà questo mio spirito da venditore da chi cavolo l’avrò preso…

Era ancora il 22 dicembre.

E io pensavo e ripensavo.

Non vi era cosa che potesse distrarmi dalla celiachia in quel momento…Mi sono accorto del cambiamento che la mia vita aveva preso quando sono andato quel giorno nella Bio Bottega a comprareil mio nuovo cibo . E come un esploratore alla ricerca del nuovo Mondo, anche io sono entrato in quello strano e mai visto supermercato con slancio e curiosità.

– “ Buongiorno, sono celiaco. Dove posso trovare il cibo per me? ” –

– “ Buongiorno, nello scaffale lì in fondo ” –

Me lo ha indicato senza dimenticarsi di accompagnare la sua indicazione con un sorriso di compatimento misto tenerezza. Mi sono diretto verso quello scaffale a passi lenti e circoscritti ed ho incominciato a fissarlo

– “ Bene…da dove inizio??Ma io dico….proprio a me, che mi sono sempre fatto pranzi e cene come se non ci fosse un domani, che ho sempre assaggiato di tutti e voluto categoricamente tavole imbandite al mio arrivo a casa di ogni cosa…io…vabbè… appunto per questo vediamo di trovare una soluzione…non faranno cos ì schifo queste cose..fammi leggere gli ingredienti.. ” –

5 ore.

Già.

Da quel pensiero alla mia uscita dal negozio passarono ben 5 ore. 5 ore in cui mi è stato chiaro che in quello scaffale c’erano, sì e no, 200 prodotti per i celiaci. E di questi 200,zero dolci “commestibili” per i miei gusti. Ma durante la lettura attenta delle etichette, una signora mi si era avicinata e mi aveva sorriso senza compatirmi

– “ Ciao…posso aiutarti? ” –

– “ Ciao!Guarda…sono celiaco..ma l’ho scoperto oggi!!Ecco…io sto guardando questo scaffale, sto leggendo le etichette, mi sto sforzando…ma è possibile che non ci sia nulla di veramente buono per noi qui? ” –

– “ Ahahahah…anche io lo sono e purtroppo ti devo dire che ti dovrai un po’ abituare…o meglio: per quanto riguarda il salato, se cerchi bene, cose buone le trovi…anche la pizza per celiaci è buona! Ma per quanto riguarda i dolci…bhe, lì è un problema…non c’ è quasi nulla. Non ti dico che fatica ho f atto a casa con il mio bimbo…zero torte e zero thè delle 5 con il biscottino. E in questo periodo poi…pensa, devo fare attenzione a baciare il mio compagno subito dopo che ha mangiato i dolci di cui lui, “ persona normale ”, è ghiotto! Però aspetta che ti do una mano.. ” –

Lei, per gran parte del mio tempo speso nella Bio Bottega,mi ha aiutato e mi ha fatto così capire che,forse, chi ha un problema vero di salute vuole solo essere aiutato a vivere un’esistenza normale senza essere compatito.

Carico di prodotti mi diressi verso casa dei miei genitori. Mi aspettavano per cena.

– “Roby!Come stai???Ti vedo sciupato!” –

– “Mamma…è impossibile..non ho ancora inizato la dieta,e non ci vediamoda 5 gg..”–

– “Se lo dici tu…comunque, guarda, ho trovato queste gallette! Assaggiale!!Ho preso per stasera te tutti prodotti adatti alle tue nuove esigenze, e devo dire che le ho assaggiate e non sono male!”–

– “Mmmmm…buone!Mamma hai capito quindi cosa posso mangiare e cosa non posso mangiare?” –

– “Certo! Per chi mi hai preso!!Mi sono documentata, ho capito tutto!!Vedrai, non sarà così difficile adattarsi…ne gioverai in salute!” –

– “Speriamo Mamma..ma, dove le hai prese queste gallette? No perchè io ho girato un po’ oggi ma non ho trovato nulla di così buono per me..” –

– “Ma la Mamma è sempre la Mamma!!In realtà non ci ho messo tanto,le ho trovate all’Iper vicino casa..” –

– “Aspetta…fammi leggere gli ingredienti…MA MAMMA!!!!!GALLETTE AL FARRO??????” –

– “Eh che c’è!Non puoi mangiarle??” –

– “MAMMA….meno male che avevi capito tutto!!”-

Le rispiegai tutto e finito il mio summit, accertatomi che tutto le fosse chiaro, sono passato in cucina dove mio padre stava cucinando la carne.

– “Roberto!!Guarda qui che bella carne!E senti che profumo!” –

– “Almeno tu papà hai capito cosa posso mangiare e cosa no…effettivamente ha un bell’aspetto!” –

– “Sì!” –

E mentre mi mostrava la bellezza della fettina che stava cucinando ha presoda una busta un bel grissino fresco di panificio, l’ha spezzato sopra la carne, ed ha incominciato a sgranocchiarlo.

– “Papààà!NO! Se mi cucini la carne ma la contamini con il pane,è come se tu mi cucinassi glutine!!” –

– “Davvero?” –

Non avevo parole belle da dirgli. L’unica cosa sensata da fare era chiamare per una pizza.

E l’ho fatto…

CAPITOLO 1. 22 Dicembre 2014

Eccomi.
Alto, sportivo, eccentrico ed egocentrico, velatamente irritabile ma dallo sguardo chiaramente buono.
Ironico e pungente, ma acuto e intelligente. Forte e determinato, convinto che impegnare la vita in funzione di ideali sia molto meno interessante che impegnare la propria esistenza provando, ovviamente per riuscire, a costruire la propria realtà per viverci in maniera eccellente.
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